Odessa.Dyuklavita.Odess.Ita

Prefazione introduzione



     EVIVA L'ITALIA

     La vecchia Odessa fu principalmente italiana. Il cielo, il sole, l'architettura delle case, i dipinti delle chiese, il nome delle vie, strade e stradelle, la punta alla fine del molo Platonskij, bagnato dalle onde del Mar Nero, le prime navi da Napoli e da Messina, le prime pietre di costruzione da Trieste e Malta, i primi commercianti, le prime gastronomie, le prime cantine di vini, la pasta, i primi pomodori e la bellissima Maria la Bella nel Gorsad [Giardino publico], la divina Moriconi nel teatro della città, le prime opere, i primi cantanti furono la rappresentazione e l'eco della benedizione italiana. Non per niente Puškin, che amava tutto ciò che è buono e che capiva tutto ciò che è bello, chiamava gli odessiti "figli dell'Ausonia felice".

     Degli altri stranieri, attirati con ospitalità nella neonata Odessa dai suoi primi governatori, né i greci, né i francesi sono riusciti a lasciarle un'impronta nazionale predominante. Insieme alla popolazione russa, i greci e i francesi hanno gettato le basi per la prosperit? di Odessa e hanno contribuito allo sviluppo della vita sociale e della ricchezza delle sue risorse economiche ma, in quanto a nazionalità, hanno condotto una vita variopinta e luminosa, ma isolati gli uni dagli altri, come i colori sulla tavolozza, senza fondersi in un insieme armonico. Loro portarono a Odessa la loro energia, la loro intraprendenza, intelligenza, ma oltre a quello anche le loro egoiste aspirazioni. Gli italiani portarono a Odessa la loro anima.

     L'Italia non ò mai riuscita a vivere esclusivamente fine a sò stessa. Era sempre simile alle sue melodie: anche se alcuni non cantavano, bastavano gli altri a risuonare per tutti. E quando gli italiani, dopo essere arrivati a Odessa sulle prime navi europee, dopo aver sfidato le tempeste del Mar Nero, si stabilirono qui e diedero alla loro nuova patria, oltre al lavoro a vantaggio di tutti, il loro temperamento energico, la loro espansività e entusiasmo, il loro atteggiamento ingenuo nella vita pratica e il loro amore ardente verso l'arte libera, gli odessiti li accolsero a braccia aperte come fossero fratelli. Si immersero subito nel fascino dell'Italia, facendo proprie la sua bellezza, la sua musica, la sua lingua e persino la sua gastronomia. L'Italia diventò l'anima di Odessa.

     Molte generazioni passarono a miglior vita nel momento in cui la lingua italiana per la prima volta riecheggiò nelle vie di Odessa e dal palco del teatro cittadino cominciarono a risuonare i primi suoni delle melodie di Rossini, e ancora tuttora nel cuore di ogni odessita, sia anziano sia giovane, il nome Italia richiama un'ondata dei ricordi più cari.

     I primi decoratori italiani Sarti, Pietro Bello, i primi architetti Frapolli (costruttore del teatro cittadino, secondo il progetto di Tomon), Dall'Acqua, Torricelli (costruttore del Palazzo Reale), Boffo, Morandi (fondatore della scuola artistica odessita), i primi imprenditori del teatro cittadino Zamboni e Mantovani, e poi Sermapten e Foletti, i primi cantanti Moriconi, Catalani, Basseggio e dopo di loro una lunga lista (un intero collier, piuttosto), di nomi che rimarranno nella storia.

     Tutta la vita musicale e artistica di Odessa ò stata creata con il contributo degli italiani. La lingua italiana dominava così tanto la vita quotidiana della popolazione, che non solo le vie portavano due nomi, sia in russo sia in italiano, ma addirittura i nomi delle rappresentazioni russe a teatro erano scandalosamente tradotte sui manifesti in lingua italiana. In alto "Ревизор"(Revisor) di Gogol, in basso "Il Revisore". Al contrario, i nomi italiani delle opere spesso rimanevano in lingua russa senza essere tradotti, e il titolo della poetica "Traviata" di Verdi rimaneva "Traviata" anche in russo, semplicemente riportata con caratteri dell'alfabeto cirillico (Травиата), diventando così popolare a Odessa che presto si adattò alla lingua volgare e venne rinominata con una parola del dialetto locale.

     È curioso che i soldati ucraini, tornati dalla marcia di Suvorov in Italia e stabilitisi alle soglie di Odessa, custodirono molte parole italiane nella vita quotidiana, come cipolla (Zibulia - Цибуля), ciabatte (Cioboti - Чоботы) e altre.

     Si possono fare molti esempi che intercorrono nei legami fra Odessa e l'Italia. Particolare significato ha avuto il trasferimento a Odessa di molti marinai italiani. Effettuavano il trasporto di merci che arrivano dall'estero sui loro barconi a vela servendosi di barche per raggiungere la riva. Spesso le navi, che esportavano pane da Odessa, ritornavano qui piene di inutili zavorre in pietra. Se non si trattava di pietra da costruzione proveniente da Trieste o marmi di Carrara, veniva gettata sulle coste di "Lanjeron" o "Piccola Fontana". Ma spesso, insieme alle pietre, giungevano alla riva anche preziosi merci di contrabbando.

     Alcuni dei più importanti commercianti a Odessa erano i fratelli italiani Anatra, originari della Sicilia. Il primo battello fu battezzato con il nome del primo fratello Anatra. Su di esso ("Fratello Angelo") viaggiavano gli italiani intraprendenti dall'Inghilterra a Odessa, e veniva guidato da Angelo stesso, e a bordo salivano sempre obbligatoriamente sia il capitano, sia il fuochista.

     I commercianti odessiti italiani giocarono un ruolo fondamentale nella realizzazione della prosperità commerciale di Odessa.

     Come spiegare l'italianizzazione di Odessa? Perchè gli odessiti si trasformarono così facilmente in figli di Ausonia, e non in figli dell'Antica Grecia o della Gallia?

     Ricordiamoci che l'esistenza di Odessa è collegata ad un italiano-napoletano. Nonostante Giuseppe de Ribas fosse spagnolo solamente di provenienza, il padre e la madre si erano stabiliti in Italia e Giuseppe stesso nacque a Napoli, da dove giunse poi in Russia. Dedicò tutta la sua vivacità e il suo entusiasmo alla neonata Odessa, insieme ad un atteggiamento ottimista e indistruttibile verso tutto e tutti. Suvorov nelle sue lettere a de Ribas scrisse che lo attendeva con impazienza in città e voleva sentire il proverbio preferito di de Ribas: "va tutto bene".

     Il fratello di Giuseppe de Ribas, Felix, maggiore dell'esercito russo, fu il primo console napoletano a Odessa. Offrì ospitalità a casa propria alla sfortunata regina napoletana Carolina. Entrambi i fratelli compirono i primi passi per l'avvicinamento dell'Italia a Odessa.

     Odessa visse le sue aspirazioni nazionali e politiche insieme all'Italia. La lotta dell'Italia con l'Austria ci fece provare non una semplice, silenziosa compassione. Spinse gli odessiti alla belligeranza, e alla notizia entusiasmante della marcia di Garibaldi, risuonante con organetti a manovella per tutte le corti, molti odessiti si unirono con soddisfazione ai piani per l'unità d'Italia e alla liberazione dei loro compatrioti dal giogo austriaco.

     Alcuni anziani odessiti hanno preservato in ricordo quelle numerose cantine di vini italiane (come ad esempio la cantina Taddei in via Deribasovskaja), in cui negli anni sessanta la sera si ritrovava quasi tutta la colonia odessita-italiana: i poveri, i ricchi, i marinai, i coristi. Davanti ad un bicchiere di vino agre, ma naturale, giocando a morra cinese, basata sui gesti con le dita, si cantavano canzoni garibaldine e si accendevano vive discussioni che terminavano spesso con un'azzuffata.

     Gli italiani non si privarono di nessuno dei loro aspetti nazionalistici a Odessa. Tutto quello che fecero nel settore della politica, dell'arte, e persino del commercio, era permeato di passione e ardore.

     Se si dovesse ricostruire la storia dell'influenza degli italiani sullo sviluppo del gusto musicale degli odessiti, allora si parlerebbe sicuramente di come, nel corso di tutta la vita di Odessa, i nostro melomani siano stati contagiati dal temperamento dell'Italia. Di come l'Italia ci ha portato il suo sole e ha versato il suo sangue nelle nostre vene.

     La musica, ancora più di alcuni aspetti spirituali dell'attività umana, ha legato per sempre l'Italia ad Odessa.

     Oggi, nel giorno dell'arrivo della celebre delegazione italiana, ricordando quanto siamo vicini al loro bellissimo paese sia nella storia sia nello spirito, non possiamo non esaltare l'incontro con i nostri amici, dal profondo del nostro cuore: "Eviva la bella Italia!"


     Articolo russo "Eviva l'Italia", Alessandro Deribas, 1917, Odessa


     = Traduzione di Erika Perico, studentessa presso l'Università di Interpreti e Traduttori, Forli =




© 2005-2014
http://www.lavita-odessita.com
При любом использовании материалов ссылка на сайт обязательна
e-mail: lavita.odessita@mail.ru